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sabato 1 giugno 2013

In Spagna ora si assaltano i supermercati

In Spagna ora si assaltano i supermercati

di Gianluigi Pala
La polizia blocca i carrelli dei manifestanti davanti alle casse a Mérida, Extremadura.
Decine di persone irrompono in un supermercato e cominciano a riempire i carrelli della spesa con alimenti di prima necessità: latte, biscotti, pasta, olio, riso etc. Verrebbe da pensare che un nuovo uragano si stia per abbattere sul territorio statunitense e invece no, questa volta gli eventi naturali non c’entrano nulla, anche perché al contrario delle più note immagini che solitamente giungono dagli Stati Uniti in questo caso le persone interessate pretendono uscire senza pagare. Succede in Spagna, nel paese del miracolo economico che oggi vede sempre più da vicino gli effetti diffusi della povertà.
Si parla costantemente della crisi economica, dei piani europei e nazionali per salvarsi dai default ma raramente si parla del dramma della popolazione se non per scopi strumentali. In ogni caso è la Grecia anche in questo campo a dettar legge. I mass media spesso raccontano le storie tristi di una popolazione stremata, povera, senza aspettative. A fine articolo o servizio però il sentimento che ne scaturisce è più di pena che di solidarietà. La comunicazione in tempo di crisi.
Le storie che giungono dalla Spagna sono invece quantitativamente molto minori, spesso raccontano di città e quartieri ma raramente storie di persone e famiglie. La Spagna non è la Grecia. La Spagna è la quarta potenza della zona euro, raccontare le difficoltà quotidiane delle famiglie oramai considerate allo stesso livello con quelle dei grandi paesi dell’UE risulta molto più complicato anche perché non creare una diretta immedesimazione tra spagnoli, italiani e francesi è molto difficile dopo che per anni si è puntato proprio a quest’identificazione. Quindi meglio fermarsi alle misure economiche che settimanalmente il governo di Madrid impone in maniera impopolare.
Gli assalti ai supermercati si sono prodotti nel sud del paese, in Andalusia ed Extremadura, due regioni storicamente difficili dal punto di vista economico. Grazie al boom i loro bilanci non facevano più paura, ma arrivata la crisi il turismo, settore leader soprattutto in Andalusia, non è bastato per salvarle. La povertà comincia a espandersi tra le fiabesche province di Siviglia, Cordoba e Granada.
Così, sponsorizzate anche da vari leader politici o sindaci di piccoli paesi di provincia, le azioni di protesta che ricordano molto da vicino gli espropri proletari hanno finalmente fatto irruzione nella depressa Spagna.
Il sindaco del paesino di Marinaleda e deputato per il partito di sinistra IU Sánchez Gordillo, si è fatto portavoce delle prime due irruzioni a due supermercati della catena Mercadona (leader nazionale nella vendita alimentaria e tra le poche imprese iberiche ad avere i conti con il segno più davanti) in Andalusia. «In questo momento di crisi, dove si sta espropriando alla popolazione, vogliamo espropriare agli espropriatori» ha dichiarato il deputato andaluso ricevendo però le critiche del presidente dell’Andalusia, unica regione non in mano al Partito Popolare di Rajoy.
Sánchez Gordillo, davanti al supermercato di Écija, in provincia di Siviglia.
Pochi giorni dopo nuova irruzione. Questa volta nella vicina regione dell’Extremadura. Una cinquantina di persone, tra cui il consigliere regionale extremeño Víctor Casco, riempiti i carrelli all’interno di un Carrefour della cittadina di Mérida hanno tentato portare gli alimenti al di fuori del supermercato senza passare per le casse. La polizia era li ad attenderli.
Le tre azioni non sono riuscite nell’obiettivo di portare i generi alimentari alle persone maggiormente colpite da questa crisi. Come detto anche dal leader del sindacato SAT Diego Camañero rivolto ai manifestanti durante una delle azioni: «Non importa se non possiamo uscire. L’obiettivo non è portare fuori gli alimenti».
L’obiettivo è in realtà riportare nuovamente l’attenzione verso i problemi quotidiani delle famiglie. Problemi alla base della società ma soprattutto dell’economia dello stesso paese: la mancanza di denaro per poter consumare, azione sacra del nostro sistema economico. Quindi azioni dimostrative. Azioni per cercare di non far alienare la popolazione rendendola inerme davanti a congetture economiche che vedono la classe media e bassa come unica vacca da sacrificare. Dimostrative anche perché tra i protagonisti ci sono rappresentanti eletti che siedono tra i banchi delle assemblee legislative nazionali e regionali anche se tra le file di coloro che costantemente criticano i piani economici imposti dal Governo di Rajoy.
Il rischio è che tra riforme centrali asfissianti e (divieti municipali come la multa di 700 euro per chi rovista nei cassonetti dell’immondizia a Madrid) la tentazione di abbandonare il dimostrativo e dedicarsi all’azione vera e propria aumenti sempre di più soprattutto nelle regioni del sud e del centro.
La Spagna della base nel momento di crisi si sta aggrappando a uno dei pilastri della sua identità culturale in rischio di estinzione, la comunità e la sua collettività, rifacendosi anche ad articoli propri della Costituzione spagnola.
Le irruzioni nei supermercati in Spagna o il ritorno del baratto in tante zone della Grecia non fanno altro che dimostrare l’assurdità delle misure economiche di questi mesi. A Bruxelles e Francoforte si pensa giustamente a salvare la moneta unica senza però tener conto di quell’enorme fetta di popolazione che per svariati motivi ha già dimenticato l’utilità dell’euro, principalmente perché ne è sprovvista.

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