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martedì 9 dicembre 2014

MAFIA MONDO DI MEZZO

Giovanni Bentivoglio

Mamma, chiederò i diritti d'autore.....
Questi dicono cose che noi, mentre morivi, studiavamo e denunciavano.....
Intrecci trasversali , appalti ripetuti proprio a quelle cooperative, somme urgenze fasulle, documenti spariti anche dagli atti giudiziari, carte false per fregare persino i tar........
protocolli violati, forze di polizia al servizio degli scopi dei politici.....democrazia e concorrenza violata......
Troppo poco....ci hanno sciolti........e a me, pure nell' acido....
ATTENDO RITORSIONI
leggi, leggi
Estremisti di destra e cooperative rosse, politici compiacenti e funzionari che pilotano bandi pubblici. Per mettere insieme il romanzo di Roma Capitale, quello del “Mondo di Mezzo”, non c’era neanche bisogno di aspettare il procuratore Pignatone, sarebbe bastato dare ascolto a quella parte della città sana che denunciava da anni la rapina dei colletti bianchi e della malavita perpetrata a danno della collettività. Un sacco completamente alla luce del sole e spesso nell’apparente legalità della logica emergenziale, che ora, soprattutto a sinistra, sta generando una vera e propria crisi di coscienza. Quella di una classe dirigente che ha sempre minimizzato la presenza di una vera e propria struttura mafiosa per poi scoprire di essere essa ingranaggio (spesso inconsapevole) del sistema. Da giorni le bacheche Facebook di gran parte dei protagonisti della politica romana riassumono meglio di ogni quello sta accadendo. Chi è stato coinvolto, pur non essendo nemmeno indagato, prova a difendersi dalla gogna mediatica in atto. In quelle dei “salvati” invece regna il profondo silenzio, come se il mondo si fosse fermato il 3 dicembre.
Rimettere in discussione tutte le scelte prese anche negli ultimi mesi su rifiuti, rifugiati e rom e urbanistica sarà quindi ora un dovere preciso del sindaco Ignazio Marino, qualora riesca a rimanere saldo al suo posto. Perché se è vero che il sodalizio criminale fra Salvatore Buzzi e Massimo Carminati prese il via solo nel 2012 durante gli anni di Alemanno, è altresì vero che alcuni dei funzionari amministrativi coinvolti hanno continuato a mantenere le loro posizioni strategiche continuando a influenzare le politiche dell’amministrazione comunale e il destino della città. Per capire quanto ancora fosse labile il confine fra il mondo di mezzo e quello dei vivi (seguendo la terminologia indicata dal Boss Carminati) basta ricordare che ancora nel luglio 2013 la società partecipata Assicurazioni di Roma erogava a Karim Capuano, storico tronista di “Uomini e donne” un rimborso di un milione e 200mila euro come risarcimento danni per un incidente del 2011, quando alla guida della sua auto priva di assicurazione, con un tasso alcolemico superiore alla norma, si schiantò contro un bus della Cotral. A seguire la sua causa, su cui la Procura mise gli occhi, fu la società PROFESSIONAL & PARTNERS GROUP SRL”, gestita da Raffaele Gerbi, citato nell’inchiesta ma non indagato, in cui scrivono gli inquirenti “Senese Angelo (fratello del capoclan Michele Senese) risultava formalmente impiegato e pur figurando come un semplice dipendente, percepiva un corrispettivo in denaro pari al doppio di quello dei proprietari”.
Per questo la mitica cena a cui ha partecipato anche il ministro Poletti, che nella narrazione del delitto assume le sembianze della prova del reato, non è che in realtà la parte superficiale di questo potere costituito. Ossia un asse politico fra una parte del Pd e del Pdl, penetrato in maniera profonda da pezzi deviati del mondo della cooperazione e da pezzi importanti di Malavita organizzata, che facendo leva sull’avidità dei politici, si è sostituito a loro, finendo per governare e gestire in maniera diretta interi settori della città. Certo, è importante sapere quanto i diretti interessati, ossia i politici, fossero a conoscenza della nascita del sodalizio criminale stretto – secondo i magistrati – fra Massimo Carminati e Salvatore Buzzi e più in generale di quella rete di interessi che metteva insieme politica, solidarietà, tifo da stadio e mattone. Perché da garantisti se qualcosa si deve conservare di tutto il quadro che emerge dalla poderosa narrazione del Mondo di mezzo, probabilmente il miglior prodotto di narrativa noir degli ultimi anni, è la scarsa attenzione del potere politico, così come quella del prefetto Pecoraro, che pur avendo in mano gli strumenti per controllare, quasi mai hanno alzato la barriera di fronte alle denunce che nel tempo provenivano dai cittadini, dalle associazioni e dai quei pochi giornalisti che raccontavano la città senza filtri.
Alla riunione della Legacoop Lazio di giovedì sera, dove è stata decretata l’espulsione dei cooperanti arrestati, il clima era tesissimo. Perché la parabola criminale di Buzzi, che rischia ora di vanificare gli sforzi portati avanti in questi anni dal mondo della cooperazione sociale, è in realtà avvenuta tutta alla luce del sole senza alcuna vigilanza. Nessuno all’interno del mondo delle cooperative ha mai sospettato del sodalizio criminale con Carminati e, seppur a microfoni spenti, ancora oggi non manca chi è pronto a difenderlo. “Senza rapporti con la politica è quasi impossibile poter lavorare. Con l’arrivo di Alemanno ci siamo ritrovati in un punto di non ritorno – spiegano – Buzzi è sceso a compromessi inizialmente per salvaguardare i suoi lavoratori, ne sono sicuro. Poi ha perso il controllo della situazione, stordito dal senso di onnipotenza nato dal sodalizio con Carminati. Resta il fatto che quella di Buzzi fosse una cooperativa prediletta, a talpunto che a determinate gare, anche prima della scoperta di questo sodalizio, non conveniva nemmeno partecipare”.
La ricostruzione degli inquirenti parte dai dati: dai 66 appalti ottenuti dalla galassia Buzzi durante la giunta Veltroni, si arrivò ai 97 con Alemanno a cui devono aggiungersi le commesse milionari dell’Ama dal 2011 in poi. In molti ricordano ancora la campagna elettorale per il sindaco Marino. All’appuntamento a Portonaccio, un quartiere a ridosso della stazione Tiburtina, indetto dal mondo della cooperazione per conoscere le intenzioni del candidato Ignazio Marino “c’era più fila per salutare Salvatore che per il nuovo sindaco”. E proprio per le amministrative del 2013 Buzzi si dimostrò generoso con tanti: non solo Gianni Alemanno, finanziato attraverso la sua Fondazione o l’attuale sindaco Ignazio Marino, ma anche il vicesindaco Luigi Nieri, la consigliera comunale Erica Battaglia, l’ex capogruppo Pd Francesco D’Ausilio e i presidenti di Municipio Sabrina Alfonsi ed Emiliano Sciascia (tutte donazioni certificate). Che la storia di Salvatore Buzzi fosse strettamente legata a quello del Partito Democratico non è certo un mistero che si scopre ora: lo stesso Angiolo Marroni, attuale Garante dei detenuti e padre di Umberto Marroni, deputato Pd, accanto all’esperienza politica nella Provincia di Roma e nella Regione Lazio, annovera nel suo curriculum il suo impegno di solidarietà verso i carcerati, come quello nella “promozione della rappresentazione dell’ “Antigone”, di Sofocle da parte dei detenuti ed il convegno sul lavoro e carcere” da cui poi nacque la Cooperativa 29 giugno, un esperimento riuscito di inclusione sociale che nel giro di 20 anni ha realizzato un impero da circa 60 milioni di euro.
L’assessore comunale Daniele Ozzimo e la deputata Pd Micaela Campana, il primo indagato per il reato di corruzione, e la seconda finita nell’occhio del ciclone solo per aver inviato un sms in cui definiva Buzzi “Grande capo”, sono stati parte integrante del gruppo politico vicino a Umberto Marroni, l’ex capogruppo Pd negli anni di Alemanno, che ha caratterizzato le sorti del partito a Roma. Un partito di cui lo stesso Matteo Orfini, scelto da Matteo Renzi per “ripulire” di Roma era uno degli esponenti più in vista, pur ricoprendo cariche istituzionali solo dal 2013. Non quindi un elemento estraneo, ma un uomo perfettamente integrato nel sistema di quei rapporti di forza e di quelle correnti. Lo stesso partito che, come a Tor Bella Monaca, chiudeva gli occhi di fronte alle irregolarità nelle primarie o al boom dei tesseramenti, ma soprattutto isolava, invece di sostenerli, quegli esponenti politici che avevano avuto il coraggio di denunciare alla magistratura l’uso spropositato del protocollo accelerato di somma urgenza, durante la giunta Alemanno.
Ad avere rapporti stretti, però, non c’era solo Marroni, la cui amicizia con la 29 giugno, come gran parte dei politici romani, è sempre stata alla luce del sole. La ragnatela dei rapporti Buzzi/Carminati, oltre al consigliere regionale Pdl Luca Gramazio, indagato per associazione di tipo mafioso, includeva infatti all’interno del Pd romano anche l’area relativa dei cosiddetti popolari, indispensabile per avere un peso nel comune di Roma con l’elezione di Ignazio Marino, percepito dal sodalizio come “estraneo”. Dal potentissimo consigliere comunale Mirko Coratti, indagato per corruzione aggravata e finanziamento illecito, che dal 2006 ricopre la carica di di presidente dell’Aula (con Alemanno era vicepresidente) al consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, indagato per turbativa d’asta e illecito finanziamento, la cui funzione (si deduce dalle carte) sarebbe stata soprattutto quella di avere buoni rapporti in Ama, essendo cresciuto politicamente alla scuola Mario di Carlo, l’ex assessore regionale, ora deceduto, da sempre ritenuto vicinissimo al re dei rifiuti Manlio Cerroni. Insieme a loro, nel grande libro di Mafia Capitale c’è anche il presidente del Municipio di Ostia, Andrea Tassone, solo citato in una conversazione fra Buzzi e la sua compagna e non indagato, il quale per sgomberare il campo da ogni illazione nei giorni scorsi ha “sospeso tutte le procedure negoziali in corso, alla luce dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma e revocato gli appalti alla Cooperativa sociale 29 giugno”. Ad essere nominato in una conversazione fra Buzzi e Giovanni Fiscon, nominato direttore generale di Ama e agli arresti per turbativa d’asta e corruzione aggravata, c’è anche l’attuale consigliere regionale Pd Gianfranco Zambelli, non indagato, che già venne sfiorato (senza alcuna conseguenza legale) dalla Parentopoli di Ama: secondo le cronache dell’inchiesta del 2012 il suo nome comparve accanto a una delle assunzioni sospette avallate da Franco Panzironi, l’ex ad di Ama fedelissimo di Alemanno e arrestato anche lui nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo con l’accusa di associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e turbativa d’asta.
Zambelli, conosciuto anche come l’ex autista di Vittorio Sbardella, lo “squalo” della Dc nella Roma anni 80 dominata da Enrico Nicoletti, e Coratti sedevano al consiglio comunale già dai tempi di Valter Veltroni. Solo che stavano nella parte opposta, quella del centrodestra berlusconiano. Insieme a loro c’era anche Michele Baldi, ex capogruppo di Forza Italia fino al 2008 e attuale consigliere regionale e capogruppo della lista civica a sostegno del Governatore Nicola Zingaretti. Michele Baldi, che non è indagato, alle elezioni amministrative del 2013 sostenne la candidatura di Alfio Marichini e non quella di Ignazio Marino, e viene nominato dal consigliere comunale Giovanni Quarzo, indagato per associazione mafiosa, mentre chiede a Fabrizio Testa di contattarlo per fare pressioni sul consigliere Cosimo Dinoi (considerato da Testa un uomo di Baldi) affinché Quarzo possa ottenere l’incarico di presidente della commissione trasparenza.
Da sempre considerato un personaggio fuori dagli schemi, Michele Baldi è legatissimo allo speaker radiofonico Mario Corsi, una delle voci più popolari dell’etere radiofonico romanista, che non ha mai nascosto il suo passato di estremista di estrema destra fra le fila dei Nar e che nell’ordinanza viene intercettato a colloquio con Carminati. A legare Baldi e “Marione” è soprattutto la società della Roma, di cui Baldi era uno dei membri del consiglio di amministrazione durante la gestione di Franco Sensi e di Rossella Sensi, la quale, una volta ceduta la società alla cordata americana di James Pallotta, venne nominata Assessore del comune di Roma da Gianni Alemanno. La Sensi non compare mai direttamma un intero capitolo nelle intercettazioni è dedicato ai lavori che Agostino Gaglianone, arrestato per associazione di tipo mafioso, effettua su ordine del sodalizio in un terreno del marito. Un episodio di nessuna rilevanza giuridica, ma abbastanza importante da costituire il piccolo capitolo di un romanzo, che si annuncia già come una saga destinata a svelare la vera storia della città degli ultimi venti anni. Fra politica, economia, calcio e mattone
Giovanni Bentivoglio

MA ALLORA ERAVAMO PIÙ BRAVI DEI ROS?
Mamma, insisto,scusami...sapevo che era una guerra...ed io sono un soldato...tu mi avevi avvertito... " guardati dagli amici ....."

Marco Tellaroli
ORDINANZA-MONDO-DI-MEZZO
E' il "mondo di mezzo", dove tutti si incontrano indipendentemente dal proprio ceto, dove tutto si mischia e dove la corruzione inquina la politica e turba pesantemente gli appalti e con la violenza spaventa o affilia gli imprenditori.
Come se si trattasse di situazioni maturate ora e non si sapesse già da anni che camorra e mafie varie sono diventate padrone quasi del Lazio grazie proprio ai silenzi ed all’inerzia di quasi tutte le istituzioni e le politiche.
Se avessero un minimo di dignità molti di coloro che oggi fanno del tutto per apparire dovrebbero tacere e recitare il Mea culpa!
Quando i politici facevano lo sciopero dello fame:
Ma la cosa più interessante è che leggendo le carte dell'inchiesta si ha la sensazione che nessuno abbia reale consapevolezza del proprio status di corrotto. Quello che molti hanno predetto, ovvero che Tangentopoli fosse solo il punto di partenza di un'apocalisse politica e sociale definitiva si sta avverando. Ora i corrotti non solo si sentono legittimati a commettere illeciti, ma non hanno neanche più la consapevolezza della gravità dei loro comportamenti.
Scarica l’ordinanza di custodia cautelare ( 1228 pagine) emessa nei confronti dei 37 arrestati di Roma nell’indagine denominata ” mondo di mezzo“
Aiutiamoci e controlliamo anche i nostri comuni : Ordinanza Mondo di Mezzo







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Alcuni dirigenti ed ex dirigenti di Eur S.p.A., società romana nata nel 2000 e attiva nella gestione e nello sviluppo immobiliare, sono indagati nel vespaio di "Mafia Capitale". È interessante ricordare che Matteo Renzi, con il decreto 66 (quello dei famosi quanto inutili 80 euro) anticipò liquidità ad Eur S.p.A. per 100 milioni di euro, prelevandoli peraltro dal fondo per il pagamento dei debiti della P.A. verso le imprese.
Il travaso di fondi pubblici fu giustificato con la necessità di pagare imprese e fornitori di Eur S.p.A. Il M5S, in sede di discussione parlamentare, si oppose a questo finanziamento proponendo di pagare direttamente le piccole imprese creditrici e di sostituire i vertici della società Eur S.p.A. che avevano creato un enorme buco di bilancio. Un'idea di semplice buon senso venne come di consueto cestinata senza tanti complimenti. Il risultato è che grandi quantità di soldi pubblici sono stati messi a disposizione di personaggi come Carlo Pucci, dirigente di Eur, e Riccardo Mancini, ex presidente della società, entrambi arrestati per essere il primo "a libro paga" e il secondo "a disposizione" della "banda di Roma", come evidenziato in un articolo di Repubblica.
Il premier che pontifica sugli sprechi pubblici delle Regioni (e intanto taglia indirettamente servizi vitali agli Enti locali) è così disattento da garantire 100 milioni di euro ad una società partecipata dal Ministero dell'Economia in palese difficoltà finanziaria, dovuta ad una gestione del bilancio che col senno di poi si può definire quantomeno sospetta.
Non bastasse questo, nella Legge di Stabilità in discussione in questi giorni al Senato spuntano altri 110 milioni per il Comune di Roma negli anni 2015, 2016 e 2017 "quale concorso dello Stato agli oneri che lo stesso comune sostiene in qualità di capitale della Repubblica". Non tutti i soldi pubblici sono fatti per nuocere, anzi, ma Matteo Renzi sembra distribuirli a destra e a manca guidato da logiche di consenso a breve termine, quando servirebbero come l'ossigeno investimenti pubblici nei settori strategici e ad alta occupazione.
L'Italia 5 stelle aspetta che sulla farsa di Renzi cali il sipario...


Dalla Lega milioni di euro per i campi nomadi di Alemanno e Pisapia

Dalla Lega milioni di euro per i campi nomadi di Alemanno e Pisapia:http://goo.gl/ojI7Q4
L'inchiesta su Mafia Capitale ha portato a galla anche il business milionario sulla gestione dei campi Rom. Su questo argomento il segretario della Lega Nord Matteo Salvini da tempo è sul pezzo: organizza spedizioni nei campi nomadi, imperversa in tv e denuncia chi finanzia queste strutture.
Eppure basterebbe fare un passo indietro di qualche anno per scoprire che a finanziare con decine di milioni di euro i campi Rom, compresi quelli della Capitale, e a impedirne la chiusura come invece sollecita l'Unione europea, fu proprio la Lega, per mano dell'allora Ministro degli Interni Roberto Maroni.
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Salvini
                        
L'inchiesta su Mafia Capitale ha portato a galla anche il business milionario sulla gestione dei campi Rom. Su questo argomento, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini da tempo è sul pezzo: organizza spedizioni nei campi nomadi, imperversa in tv e denuncia chi finanzia queste strutture.Eppure basterebbe fare un passo indietro di qualche anno per scoprire che a finanziare con decine di milioni di euro i campi Rom, compresi quelli della Capitale, e a impedirne la chiusura come invece sollecita l'Unione europea, fu proprio la Lega Nord, per mano dell'allora Ministro degli Interno Roberto Maroni.Tutto nasce dai decreti emergenziali firmati da Maroni nel 2009, con i quali il Ministro finanzia anche il famigerato 'piano nomadi' varato dalla Giunta Alemanno.
"Il nostro Piano Nomadi sarà una rivoluzione copernicana", diceva il sindaco romano. "Un modello da esportare in tutta Europa" gli faceva eco il ministro dell'Interno in camicia verde. Parliamo di un affare colossale da decine di milioni di euro, su cui hanno mangiato cooperative di sinistra e associazioni di destra, come ha svelato l'inchiesta romana. E infatti i soldi finiscono in fretta e nel 2011 Alemanno chiede a Maroni 30 milioni per i campi rom. Maroni nega ulteriori finanziamenti: "il governo Forza Italia-Lega aveva già stanziato 60 milioni di euro per l'emergenza in cinque regioni (Lazio, Campania, Lombardia, Veneto e Piemonte) - spiega Maroni al sindaco -. Al Lazio erano andati un terzo (20 milioni circa), ai quali vanno aggiunti altri 12 milioni concessi da Comune e Regione, per un totale di 32 milioni di euro".  In sostanza, è lo stesso Maroni a rivelare di aver finanziato lautamente quello che oggi è lo scandalo dei campi Rom su cui la Lega cerca di raccogliere facili consensi. Nel marzo del 2013, sempre per effetto dei provvedimenti emergenziali firmati nel 2009 dal leghista Maroni, anche il Comune di Milano guidato da Sel-Pd può stanziare 6 milioni di euro per i campi nomadi. Da una parte abbiamo la Lega che, insieme all' estrema destra fascista, soffia sul fuoco di emergenze sociali - come quella dei nomadi e dell'immigrazione clandestina - che non è mai stata in grado di risolvere e che, soprattutto, ha contribuito lei stessa ad alimentare. Dall'altra abbiamo la sinistra buonista radical chic, che fa finta di lottare per l'inclusione dei nomadi e degli immigrati, ma in realtà specula e mangia su questa situazione esattamente come tutti gli altri, come testimoniano foto imbarazzanti di allegre tavolate bipartisan a cui siede anche il boss del clan dei nomadi Casamonica. A questi tavoli, il Movimento 5 Stelle non si siederà mai. Questi tavoli preferiamo mandarli all'aria, denunciando il marcio che si annida nella politica e nelle istituzioni. Anche su questa nera vicenda degli affari intorno alla gestione dei campi Rom avevamo alzato la voce ben prima che scoppiasse l'inchiesta Mafia Capitale. State certi che non smetteremo di farlo.                                                        E state certi che ne vedremo ancora delle belle...

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