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martedì 26 maggio 2015

Cassa integrazione straordinaria

                                       
Dopo sei mesi di assoluto reddito Zero, ieri ricevo una telefonata dalla mia azienda privata, che mi dice di chiudere una partita Iva, che avevo aperto nel 2010, per la vendita online.
Oggi mi sono recato immediatamente a chiuderla, per poter ricevere quel minimo che attendo da molto tempo. Bene, le spese di istruttoria che ho dovuto affrontare erano 250 euro, in più Giovedì mattina mi dovrò recare presso Equitalia, per affrontare una spesa di altre 2.000 euro di arretrati INPS (errati) , il tutto per aver scelto di fare un secondo lavoro tra il 2010 e 2012, pagando le tasse per essere ligio alle leggi. Arrotondare lo stipendio, tramutare un hobby in denaro sonante, crearsi un’attività parallela per un lavoro che è sempre più precario anche per coloro i quali godono di un contratto a tempo indeterminato (quasi una rarità di questi tempi), cercare di emanciparsi dai diktat dei superiori.
" Ma andiamo avanti, e vi accorgerete perché ho messo tra parentesi errati "
In genere chi è dipendente ha difficilmente avuto già un’attività in proprio, e difficilmente supererà i limiti ed i requisiti previsti dal regime dei minimi.
Altro aspetto è quello riguardante la cosiddetta “mera prosecuzione” di attività come dipendente: aprire un’impresa essendo allo stesso tempo dipendenti non costituisce alcun intento elusivo (infatti la norma parla di mera prosecuzione nel caso di, ad esempio, dimissioni dal lavoro dipendente per aprire partita iva e lavorare magari per la stessa azienda, con tassazione ovviamente agevolata).
Quindi è possibile accedere al regime dei contribuenti minimi essendo allo stesso tempo dipendenti (rispettando ovviamente limiti e requisiti).
Aprire un’impresa e iscriversi all’INPS: è necessario versare i contributi due volte?
Come i più sapranno è il datore di lavoro che versa i contributi (e le imposte) per conto del dipendente, quindi la domanda sorge spontanea: nel caso di avvio di impresa devo versare nuovamente i contributi INPS?
La Legge dice:http://www.pmi.it/impresa/contabilita-e-fisco/news/88783/dipendente-partita-iva-quando-possibile.html
Per quanto riguarda la contribuzione previdenziale INPS:
in caso di lavoratore dipendente a tempo indeterminato full time (ovvero con almeno 26 ore lavorative settimanali) che avvia un’attività d’impresa commerciale, se è possibile qualificare il lavoro in azienda come prevalente sia in termini di tempo che in termini reddituali (reddito annuo come lavoratore dipendente maggiore del reddito derivante dall’attività commerciale), non è necessaria l’iscrizione alla Gestione commercianti dell’INPS né il versamento di ulteriori contributi. Una volta avviata l’attività l’INPS invierà al lavoratore comunque una comunicazione in merito all’iscrizione del soggetto alla Gestione commercianti, tuttavia sarà sufficiente rispondere spiegando i motivi che prevedono la cancellazione dell’iscrizione e provando l’esistenza del rapporto di lavoro dipendente allegando una copia dell’ultima busta paga percepita.
Ora mi domando! Chi è ladro o comunque cattivo pagatore? Davvero noi italiani dobbiamo sottostare a questi diktat ?
Equitalia serviva a distruggere la domanda interna. Altro che lotta all’evasione!
La Repubblica deve coordinare e controllare il credito e non subire i diktat delle banche, addirittura creando un apparato fiscale tale da auto smantellarsi in favore di chi è evasore, e non di chi è ligio alle leggi.
È l’idiozia più grossa che sia mai stata concepita.
Si scrive Equitalia ma si legge Goldman Sachs, Jp Morgan e così via: Equitalia oggi lavora per le banche d’affari internazionali.
Marco Tellaroli

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