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mercoledì 17 giugno 2015

Marino sapeva tutto

Ve lo ricordate il ritornello: “Lo vedi, ecco Marino!”. Abbinato con quell’altro titolo di stornellata romana “La Società dei magnaccioni”, fa sì che entrambi, nel loro insieme, descrivano compiutamente tutto il folklore tristo e sguaiato della Capitale di ieri e di oggi. Avete notato? Ormai, in politica, nemmeno la prova magistrale della pistola fumante conta più nulla. Eh già, perché i famosi “rappresentanti del popolo” hanno il potere di autoassolversi e di attribuirsi (praticamente, “ad libitum”) prebende e stipendi. Vanno bene tutti (le amministrazioni possono cambiare di mano, purché i mediatori e percettori di denaro pubblico restino sempre gli stessi!), perché il vero bandolo della matassa è saldamente in mano, sempre e comunque, alla dirigenza burocratica apicale e intermedia, che vive della manna delle ricadute economiche originate dalle dazioni ambientali, capillari e insostituibili. Si deve dimettere, quindi, Ignazio Marino? Per me non avrebbe mai dovuto essere eletto, talmente si è rivelato non all’altezza della situazione. Ma la verità del ragionamento sostanziale è un’altra: come e perché i burocrati corrotti perdono magari l’incarico, ma mai il posto e lo stipendio? Quali folli norme difendono costoro? Quando si metterà mano, in Costituzione, per equiparare lavoro pubblico e privato, liberando così lo Stato da un’enorme zavorra di pesi morti?
La ricostruzione degli inquirenti parte dai dati: dai 66 appalti ottenuti dalla galassia Buzzi durante la giunta Veltroni, si arrivò ai 97 con Alemanno a cui devono aggiungersi le commesse milionari dell’Ama dal 2011 in poi. In molti ricordano ancora la campagna elettorale per il sindaco Marino. All’appuntamento a Portonaccio, un quartiere a ridosso della stazione Tiburtina, indetto dal mondo della cooperazione per conoscere le intenzioni del candidato Ignazio Marino “c’era più fila per salutare Salvatore che per il nuovo sindaco”. E proprio per le amministrative del 2013 Buzzi si dimostrò generoso con tanti: non solo Gianni Alemanno, finanziato attraverso la sua Fondazione o l’attuale sindaco Ignazio Marino, ma anche il vicesindaco Luigi Nieri, la consigliera comunale Erica Battaglia, l’ex capogruppo Pd Francesco D’Ausilio e i presidenti di Municipio Sabrina Alfonsi ed Emiliano Sciascia (tutte donazioni certificate). Che la storia di Salvatore Buzzi fosse strettamente legata a quello del Partito Democratico non è certo un mistero che si scopre ora: lo stesso Angiolo Marroni, attuale Garante dei detenuti e padre di Umberto Marroni, deputato Pd, accanto all’esperienza politica nella Provincia di Roma e nella Regione Lazio, annovera nel suo curriculum il suo impegno di solidarietà verso i carcerati, come quello nella “promozione della rappresentazione dell’ “Antigone”, di Sofocle da parte dei detenuti ed il convegno sul lavoro e carcere” da cui poi nacque la Cooperativa 29 giugno, un esperimento riuscito di inclusione sociale che nel giro di 20 anni ha realizzato un impero da circa 60 milioni di euro.
L’assessore comunale Daniele Ozzimo e la deputata Pd Micaela Campana, il primo indagato per il reato di corruzione, e la seconda finita nell’occhio del ciclone solo per aver inviato un sms in cui definiva Buzzi “Grande capo”, sono stati parte integrante del gruppo politico vicino a Umberto Marroni, l’ex capogruppo Pd negli anni di Alemanno, che ha caratterizzato le sorti del partito a Roma.
Marino sapeva. Da mesi. E non ha fatto nulla. Forse non era al corrente di tutti i link tra criminalità organizzata, traffichini vari, coop e amministratori capitolini, ma di certo non poteva non conoscere le irregolarità e le anomalie degli affidamenti da parte del Campidoglio alle cooperative sociali.
È tutto nero su bianco in una relazione sulla verifica amministrativo-contabile effettuata a fine 2013 dagli ispettori del ministero dell'Economia e Finanze Vito Tatò ed Enrico Lamanna a Roma Capitale e disposta dalla ragioneria Generale dello Stato. La relazione, datata 16 gennaio 2014, è stata inviata al Campidoglio e protocollata con il numero 24031 il 4 aprile 2014. A essa si è largamente ispirato l'organo di revisione economico finanziaria di Roma Capitale nella successiva relazione protocollata il 29 aprile nel quale si approva con riserva, eccezioni e rilievi il bilancio consuntivo 2013. Insomma, un documento spietato e largamente a conoscenza di Marino e della sua giunta. Che però non hanno preso alcun provvedimento. Per ignavia, per incuria, per incoscienza.
Nella relazione degli ispettori del Mef si esaminano vari affidamenti irregolari. Il più clamoroso è quello alla Roma Multiservizi del global servi ce nelle scuole, prorogato illegittimamente il 5 agosto 2013 dalla giunta Marino, per un danno erariale quantificabile tra i 2,6 e i 5,2 milioni. Ma il caso più interessante chiama in ballo la Eriches 29, il consorzio di cooperative sociali espressione diretta della cooperativa 29 Giugno. Sì, proprio la holding dell'intimidazione e della mazzetta presieduta dal rosso Salvatore Buzzi. «Nel solo anno 2012 gli impegni aventi quale beneficiario il Consorzio Eriches 29 (...) ammontano a 6.382.180,69 euro», si legge nella relazione. Gli ispettori si concentrano in particolare sull'affidamento alla coop del servizio di assistenza temporanea alloggiativa emergenziale, affidato e più volte prorogato in barba a ogni legge.
È interessante leggere l' escalation di irregolarità e abusi che ha inizio con la giunta Alemanno e prosegue con quella Marino. Tutto ha inizio con la determina del 25 marzo 2011, che affida alla Eriches 29 il servizio per il periodo 1° aprile-31 dicembre 2011 per 414.405,00 euro (18,92 euro di costo unitario giornaliero per persona). L'affidamento avviene in via diretta «in assenza - notano gli ispettori del Mef - di qualsivoglia procedura concorrenziale, sebbene l'importo del servizio sia largamente superiore al limite previsto dall'art. 28 del D.Lgs. n. 163/2006, il quale prevede che il fornitore debba essere individuato mediante procedura di gara europea». La giunta Alemanno proroga più volte l'affidamento: lo fa violando l'articolo 23 delle legge 62/2005, che vieta espressamente questa pratica. Non solo: tra una proroga e l'altra cresce anche il costo unitario per persona, che passa da 18,92 a 24,30 euro. L'affare si ingrossa. Buzzi sorride.
A primavera 2013 cambiano giunta e colore ma non i favori indebiti alla coop Eriches 29. «Il servizio di assistenza temporanea alloggiativa emergenziale - scrivono gli ispettori del Mef - ha continuato a essere fornito dal medesimo soggetto, in virtù di ripetute proroghe che si sono protratte sino al 15 settembre 2013». Finita la proroga si va avanti a vista, ma al timone resta sempre Buzzi. «Attualmente (31 ottobre 2013) sebbene non sia stato formalmente prorogato l'affidamento, il Consorzio Eriches 29 sta continuando a fornire il servizio senza che sia stato adottato alcun impegno contabile». Cosa che va avanti fino a oggi. E che fa particolarmente arrabbiare la Ragioneria di Stato, secondo cui «un simile comportamento scorretto, oltre a porre i presupposti per la generazione di un debito fuori bilancio, (...) espone i soggetti che hanno ordinato o consentito la prestazione a dirette responsabilità economiche». Una vera chiamata di correità per il finto tonto Marino.


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