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sabato 7 giugno 2014

Matteo e la vittoria d'argilla

Finita la febbre europea, si contano i morti e i feriti come in un campo di battaglia, dove l’imperatore Serse vanta una vittoria vacua e inesistente, mentre re Leonida, costretto dal numero esiguo, stringe ancora tra le mani la sua lancia e inizia un nuovo viaggio verso la battaglia prossima. I suoi compagni di guerra più fidati sono diciassette, sa che sono gli unici che possono reggere il peso della lotta; altri, tanti, troppi, si sono dimostrati molli e impacciati, disorientati davanti alle difficoltà e senza capacità di discernimento dei giuochi di potere.

Ora per i guerrieri il sonno rimane un vago ricordo, solo la veglia si possono concedere tra le menti abbiette e ricolme di dubbi creati dall’obliquità della ricerca di un nemico falso, inesistente, evanescente; menti artefatte, sudditi inconsapevoli di questo o quel raggio di sole che appannano pensieri già per loro natura aggrovigliati e confusi; una centrifuga continua tra le convulsioni di deliri febbrili su carri inesistenti della vittoria perché “la vittoria si festeggia in silenzio e con il lavoro” - o almeno è questo che il capitano ripete loro ogni sera.
Guerrieri dalle lame troppo lunghe, ragazzi che hanno provato ad impugnare e alle prime figure hanno visto cedere polsi e gomiti; un maggiore allenamento li avrebbe favoriti nel confronto diretto con il nemico, che dietro al sorriso del vecchio maestro nasconde gli occhî dell’orco cacciatore di hobbit.

Lo avevano visto e lo avrebbero voluto un MoVimento di nicchia, un MoVimento in cui conversazioni auliche e dai toni alti per cultura e sapere avrebbero fatto da padrone; invece col tempo si è dimostrato un MoVimento orientato verso il basso, verso il cittadino comune, il lavoratore, la persona onesta; all’improvviso se lo sono trovato alle calcagna, subito dietro e con la freccia già alzata in fase di sorpasso, troppo grande e troppo determinato per poterlo “assimilare” nelle stanze del potere, con le blandizie del denaro facile, del “jet-set” e della televisione asservita; mentre già i primi generali alleati cadevano nella polvere, fuori dalle Aule delle Parole. All’improvviso un brivido freddo ha cominciato a solcare le schiene dei padroni del vapore - questi non scherzano, ci vogliono togliere davvero il giocattolo dalle mani - Eccoli correre in difesa, eccoli urlare convulsamente alle loro truppe il contrattacco finora mai ordinato, eccoli costretti a smascherare la falsità, l’intrallazzo, la sostanziale unità d’intenti con chi facevano finta di combattere.





La vittoria che sarebbe dovuta arrivare dalle urne d’improvviso sembra quasi tramutata in sconfitta.
È stata vera gloria? Un grande inganno si sta perpetrando ai danni di tutti: la nostra prima competizione per le elezioni europee, 17 rappresentanti, il 21% dei consensi, la conferma di essere la seconda realtà politica in Italia (almeno numericamente parlando, perché a livello di idee, passione e contenuti, non è neppure la prima, è l'unica), tutto questo in realtà è una vittoria schiacciante del M5S.
Fermiamoci a riflettere un minuto, giocando sul #vinciamonoi, interpretato in valore assoluto,  il messaggio che viene fatto passare da tutti è quello della sconfitta. Quando il potere vacilla succede sempre così, esso s’inventa regalie, menzogne, raggiri: il nostro addirittura ha assoldate squadre di teppisti, pronti a spendere ore e ore in collegamento per andare a seminar zizzania, lite e dubbio nelle file degli avversarî. Insinuare il dubbio distraendo dalla natura, scollando la base dalla sua stessa base; accoccolati dietro monitor e tasti discutevano mentre la base per eccellenza riceveva il finto contributo smagrito da eccezioni, coniugi e figli a carico. Un’operazione di disinformazione degna della peggior Stasi.
Una base che volutamente e astutamente viene scollata, che d’un tratto intende programmare e stilare progetti nuovi di zecca dimenticando, inezia e virgola, la sua stessa base, il suo stesso popolo. Un popolo che non ne può più di lottatori, di guerriglieri, di parlatori, saggi e laureati alla Bocconi. Non ne può più di gilet blue sopra camicie azzurrine dai colletti inamidati. La praticità che lo Stato sovrano, che noi cittadini italiani, chiediamo a gran voce; urlano disperati verso chi legge dati matematici dei soliti studi di settore che elencano persone, situazioni, famiglie come tanti numeri. Statistiche valide per tutti i casi, eccezion fatta le accezioni della vita.
Non dimentichiamoci comunque che questa potrebbe anche essere una vittoria di Pirro – “un'altra vittoria così sui Romani e sarò perduto” - ….
Il PD avrà pure vinto (o stravinto, come dice qualcuno) in termini assoluti, ma per farlo ha dovuto firmare un pacco enorme di "cambiali" con gli elettori, promettendo mari e monti e dando in cambio, almeno finora, soltanto Mario Monti.  Sarà compito nostro ricordargli in continuazione la scadenza e l'entrata in sofferenza delle cambiali firmate.
 E non è detto che alla fine, proprio come accadde a Pirro, re dell'Epiro con i Romani, questa vittoria alle europee non gli costi cara alle prossime politiche....

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