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sabato 28 aprile 2018

Bracciano, il ministero boccia il Piano di Riequilibrio

Era il 10 settembre 2016, quando avevamo avvisato la cittadinanza, di un probabile default finanziario del Comune di Bracciano e nello stesso tempo il 12 settembre 2016, ci eravamo fatti sentire in aula, chiedendo all'attuale maggioranza, di rivedere il piano e di non approvare quello presentato, perché sarebbe stato bocciato. "Una volta che il Consiglio comunale abbia preso la decisione di richiedere l’attivazione del piano di riequilibrio, si aprirono i termini dei 90 giorni previsti dalla normativa per l’approvazione formale dello stesso - che scadevano alla fine del mese di settembre - visto che il parere dei revisori dei conti vincolante, era negativo."
Va evidenziato, inoltre, che la responsabilità maggiore, non è ascrivibile solo a chi ha votato favorevolmente, ma va ascritta soprattutto a chi notevolmente ha contribuito a lasciarci il debito, proveniente dalla precedente amministrazione. L'attuale giunta doveva condividere questo importante e delicato percorso con tutte le forze politiche, trovando soluzioni che procedevano verso il bene dell'Ente e della collettività
Il quadro complessivo della situazione finanziaria del Comune di Bracciano rende difficilmente realizzabile il percorso di risanamento che costituiva l’obiettivo primario del riequilibrio finanziario che doveva assicurare un pareggio economico dove si dovevano prevedere ragionevoli rapporti tra le diverse componenti della spesa in modo che una o più di esse non ne comprimano altre, rendendo impossibile la copertura finanziaria dei servizi indispensabili.

Più di una volta è stato detto che il Piano andava riformulato e/o rimodulato ma, in quasi 2 anni dall'approvazione, non è mai stato fatto. Non sono state valutate e adeguatamente sfruttate le "finestre di opportunità" aperte dalle leggi finanziarie in questo lasso di tempo, inoltre la differenza tra i residui e il prospetto della previsione di cassa 2018 evidenzia saldi negativi per oltre 2 milioni di Euro.

Oggi il piano è stato giudicato dal Ministero dell’Interno non conforme alle disposizioni normative di riferimento, incerto nella quantificazione dei debiti e inadeguato nella garanzia delle coperture agli stessi. Andare avanti fino alla pronuncia della Corte dei Conti dopo l’inequivocabile parere da parte del Ministero vuol dire continuare a perder tempo sulle spalle dei cittadini, per cercare di aggrapparsi ad ogni ultimo disperato tentativo.


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