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sabato 12 novembre 2016

Al Referendum Bracciano vota NO

10 ragioni per il NO
1.      Il Senato non viene abolito: viene eliminato il voto dei cittadini. A eleggere i senatori saranno i consiglieri regionali, nonostante la Costituzione sancisca all’art. 1 che «la sovranità appartiene al popolo».

2.      Il nuovo Senato sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per 7 anni. Così diventa, in sostanza, un “dopolavoro” per sindaci e consiglieri regionali, gli stessi degli scandali degli anni passati, che godranno di immunità parlamentare.

3.      Il numero di deputati rimarrà di 630, lasciando così una Camera pletorica con le stesse altissime indennità.

4.      Le competenze del Senato resteranno numerose, su diverse materie e molto gravose: come faranno sindaci e consiglieri regionali a coniugare mandato territoriale e mandato senatoriale?

5.      La tanto ventilata semplificazione è in realtà un miraggio: aumenteranno le procedure legislative e la divisione per materie causerà conflitti di attribuzione.

6.      Si crea una sproporzione totale rispetto alla Camera, assolutamente priva di senso: avremo 100 senatori da una parte e 630 deputati dall’altra. I primi eleggeranno due giudici costituzionali, i secondi solo tre, per fare un esempio.

7.      Il Senato non costituirà un contro potere esterno rispetto alla Camera, non avendo particolari poteri di inchiesta e controllo. Non sono previsti neppure contro poteri interni alla Camera.

8.      Grazie all’Italicum, che garantisce 340 seggi alla Camera a prescindere dai voti ottenuti, si andrà verso un “premierato assoluto” dato che solamente la Camera darà la fiducia.

9.      La riforma restringe le possibilità di partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche.



10.  La riduzione dei costi è minima, nemmeno paragonabile a quanto si otterrebbe dal dimezzamento di deputati e senatori, dato che i nuovi senatori godranno comunque di rimborsi e diarie.


A) Questa riforma non unisce ma divide e impedisce ai cittadini, in combinato con una pessima legge elettorale, di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento. Infatti, con la revisione costituzionale targata Renzi-Boschi-Verdini, c’è un notevole accentramento di poteri a favore dell’esecutivo a danno dei cittadini e della loro rappresentanza parlamentare e un accentramento di poteri a favore dello Stato a danno delle regioni. Di fatto il principio cardine dell’articolo uno della Costituzione, che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo, seppur non toccato direttamente dalla riforma, viene svuotato di significato ancora più di quanto non lo sia stato fino a oggi e diventa lettera morta.

B)I principi dell’uguaglianza e della libertà del voto, sanciti dall’articolo 48 della Costituzione, secondo il quale “ll voto è personale ed eguale, libero e segreto”, vengono aggirati, anche per effetto dell’Italicum. Infatti, i nuovi senatori non saranno eletti direttamente dai cittadini, ma nominati tra i consiglieri (74) regionali e i sindaci (21) più i 5 di nomina presidenziale. Per quanto riguarda la Camera dei deputati l’Italicum, contraddicendo le indicazioni della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum, ha reintrodotto in un’altra forma il sistema delle liste bloccate, creando collegi di piccole dimensioni e rendendo bloccati i capilista. I partiti, quindi, si sono assicurati la possibilità di nominare direttamente almeno due terzi dei parlamentari, impedendo di fatto agli elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, come prescrive l’art. 48 della Costituzione. Questo articolo viene aggirato: la legge elettorale, che Renzi ha fatto cucendola addosso al Pd quando vinse le europee, presenta gli stessi vizi di costituzionalità della precedente legge, il cosiddetto “porcellum”.
Come ha stabilito la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale di Calderoli, infatti, essa viola il principio costituzionale dell’uguaglianza del voto in quanto la distorsione che si determina quando il voto di un cittadino ad un partito che non ottiene il premio di maggioranza vale meno di quello di chi per un solo voto in più ottiene il premio. Non costituisce, infatti, un incidente imprevedibile prima delle elezioni, un inconveniente di fatto dovuto ad esempio alla frammentazione partitica o alla pluralità dei collegi (come può avvenire ad esempio nei sistemi maggioritari vigenti in Francia o Gran Bretagna), ma è, «il risultato di un meccanismo irrazionale normativamente programmato per determinare tale esito». 
Il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza prefigurato dall’Italicum, in altre parole, non fa in modo che diversi partiti si aggreghino per ottenere un voto omogeneo, ma è stato studiato appositamente per dare un enorme numero di seggi parlamentari a un partito che ha quasi gli stessi voti di un altro partito: una previsione che sempre secondo la Corte costituzionale nella sentenza sul porcellum, è «taleda determinare un’alterazione del circuito democraticodefinito dalla Costituzione». Ed è proprio ciò che accadrà, in Italia, con l’Italicum e la perversa combinazione con la riforma.

C) Avremo un Parlamento composto quasi esclusivamente da nominati. Riforma e legge elettorale, infatti, permetteranno ai politici di eleggere altri politici. I nuovi senatori saranno indicati dai partiti dei vari Consigli regionali; il metodo per determinare come saranno scelti concretamente i senatori secondo la riforma è talmente contorto che è difficile anche per gli specialisti capire come attuarlo, ed è probabile che ad essere nominati come futuri parlamentari siano coloro, fra consiglieri e sindaci, più fedeli ai capi partito. Insomma dei soldatini che non faranno alcuna resistenza ai provvedimenti in cui ci sarà un esplicito interesse per gli amici della casta e che non saranno di nessuna utilità per i cittadini. Alla Camera i 2/3 dei deputati saranno nominati con il meccanismo dei capilista bloccati, in spregio al voto di preferenza, con gli stessi esiti in termini di controllo degli eletti da parte dei capi dei partiti e soprattutto dell’unico capo politico del partito che grazie all’Italicum prenderà la maggioranza, pur essendo minoranza nel Paese.

D) Alla mancata abolizione del Senato che, invece, se approvata, avrebbe comportato un notevole risparmio per le casse dello Stato, si aggiunge la confusione provocata dai procedimenti legislativi che, dai due odierni, costituzionale e ordinario, passano a dieci. Inoltre l’iter legislativo invece di essere più breve, diventerà più lungo. Infatti sono previste oltre 20 materie che dovranno passare obbligatoriamente all’esame delle due Camere e c’è il concreto rischio che, su molte di queste, si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza che potrà risolvere solo la Corte Costituzionale, con una conseguente grave paralisi dell’attività legislativa del Parlamento, perché l’effettiva composizione dei conflitti attraverso il giudizio della Corte può durare mesi. Per comprendere le conseguenze nefaste di questa riforma a tutto questo bisogna aggiungere il fatto che i senatori part time, dato che saranno scelti fra i consiglieri regionali e i sindaci, potranno godere dell’immunità parlamentare, diaria e rimborsi vari e che, pur non avendo specifiche competenze in materia, dovranno legiferare su materia di rilevanza costituzionale e che riguardano l’appartenenza dell’Italia all’Ue. Inoltre opereranno senza vincolo di mandato in Parlamento e quindi non dovranno rappresentare necessariamente gli enti territoriali dai quali sono stati eletti, ma risponderanno solo ai partiti che li hanno fatti nominare.

E) Il trio Renzi-Boschi-Verdini ha sempre mentito e preso in giro gli italiani parlando di un miliardo di euro di risparmi, venendo clamorosamente e puntualmente smentito da una nota della Ragioneria generale dello Stato, ente governativo, datata 28 ottobre 2014 che, invece, ha stimato in 57,7 milioni di euro gli effettivi risparmi di questa riforma per le casse dello Stato. Noi riteniamo che sia una grossa occasione persa per dare un vero taglio ai costi della politica, come voleva il M5S che, fra i vari interventi, aveva proposto una drastica diminuzione del numero dei parlamentari, dai 730 del DDL Boschi a 473 in totale) e l’abolizione dei senatori a vita, a meno che non fossero gli stessi elettori a volerli. Invece il Senato rimarrà in piedi con i propri uffici, personale, gruppi parlamentari e commissioni parlamentari, con tutti i relativi costi. Altro che risparmio per i cittadini: questo è l’inganno più grande di questo obbrobrio.

F) Ad oggi, i cittadini possono concretamente partecipare all’attività legislativa del Parlamento, tramite le leggi di iniziativa popolare, con la raccolta di 50 mila firme, che vengono poi esaminate in Parlamento. E’ uno degli strumenti a disposizione degli italiani che deriva dal principio della sovranità popolare sancito dalla Carta costituzionale. Portando la soglia delle firme da raccogliere a 150 mila, sarà molto più difficile per i semplici cittadini suggerire delle proposte di legge al Parlamento. Lo stesso discorso vale per il lo strumento del referendum abrogativo. È vero che è stato ridotto il quorum affinché la consultazione popolare sia dichiarata valida (quorum che passerebbe dal 50% più uno degli aventi diritto alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei deputati), ma la validità della consultazione, che il M5S avrebbe voluto in ogni caso (la scelta del popolo è sempre valida), sarà più facile solo nel caso di raccolta di un numero di firme molto più elevato, che passa, irragionevolmente, da 500 mila a 800 mila. In questo modo aumenta la distanza fra gli elettori e le istituzioni e la possibilità che i cittadini hanno per esprimersi viene ulteriormente ostacolata.

G) Questa riforma può produrre una deriva autoritaria, introducendo una forma di presidenzialismo mascherato privo dei meccanismi di equilibrio e dei sistemi di pesi e contrappesi istituzionali tipici degli altri sistemi presidenziali democratici. Infatti il Capo del Governo, come capo politico del primo partito che vince le elezioni otterrebbe, con un’investitura indiretta del popolo, uno strapotere incontrastato sia nel Governo che in Parlamento. Sarebbe per legge sia il capo del Governo che il capo della maggioranza nella sola Camera che rimarrà. Dato che la maggioranza dei parlamentari sarà costituita da nominati e viste le modalità di elezione degli organi costituzionali di garanzia, il Capo del Governo non avrà nessun problema, ad esempio, nel far eleggere un Presidente della Repubblica a lui gradito o i membri della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura di nomina parlamentare. Avrà anche una maggiore influenza nella scelta della governance della Rai, più di quanto non accada già ora, e nella composizione degli organismi di controllo come le Authority. Le leggi dell’esecutivo potranno avere sempre una corsia preferenziale; su queste leggi il Governo potrà continuare a porre la fiducia e a superare qualsiasi proposta di modifica con i maxiemendamenti. Infine, con la “clausola di supremazia” prevista dalla riforma, si darà allo stesso Governo, invece che al Parlamento, il potere di scavalcare le Regioni nell’attività normativa anche negli ambiti attualmente riservati alle Regioni.

H) La riforma della Costituzione, legge fondamentale della nostra Repubblica, alla stesura del cui testo, nell’immediato dopoguerra, hanno contribuito concordemente tutte le forze politiche che avevano liberato l’Italia dal nazifascimo, avrebbe dovuto avere il massimo consenso da parte dell’arco parlamentare. Invece questa riforma scritta con i piedi non solo è stata approvata senza tener conto delle proposte di modifica delle opposizioni, usando espedienti irrituali e antidemocratici, come quello dell’emendamento chiamato “canguro” che ha eliminato tutti gli emendamenti non in linea con i sostenitori della riforma, ma è stata portata avanti da una maggioranza composta da partiti che nemmeno si sono mai presentati alle elezioni, come l’NCD di Alfano o ALA di Verdini, e che vedeva tra le sue fila politici coinvolti in gravi inchieste giudiziarie come Verdini, Azzolini, Formigoni, Bilardi, Aiello, Cardidi, Barani, Conti, Scavone, Di Biagio e Gentile. Sul capo di questi nuovi ‘padri costituenti’ pesano accuse di associazione a delinquere, corruzione, frode, voto di scambio, bancarotta, concussione, finanziamento illecito, omesso versamento all’erario, abuso d’ufficio, peculato e tantio altro. Ci basti pensare che costoro si sono permessi di mettere mano alla nostra Costituzione.

I) Con un Senato interamente nominato e con una Camera quasi interamente eletta con le liste bloccate, sarà più facile per i vincitori delle elezioni controllare i propri parlamentari, il cui unico intento sarà quello di mantenere la poltrona, e che quindi si prostreranno al loro padrone e approveranno qualsiasi porcheria che gli venga chiesta. I meccanismi della corsia preferenziale delle leggi del Governo e della clausola di supremazia servono ad annullare anche qualsiasi contrasto venga dalle opposizioni o dal rispetto dei diritti delle minoranze parlamentari che, nella riforma, sono solo citati e non sono neanche esplicitamente codificati. Questo significa che nessuno si potrà opporre all’introduzione di leggi che producano la compressione ulteriore dei diritti fondamentali o ad interventi di macelleria sociale: diritti come quello all’istruzione, alla salute, alla pensione e all’ambiente, che gli ultimi Governi hanno già gravemente compromesso potranno essere più facilmente compressi e così ulteriormente calpestati anche i diritti dei lavoratori. È per questo motivo che gli interventi sulle Costituzioni antifasciste come quella italina, che proteggono questi diritti, sono stati indicati come necessari proprio dalle grandi banche d’affari responsabili della crisi come la JP Morgan.

L) La maggioranza che ha approvato questa riforma è stata eletta con una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata incostituzionale perché ha prodotto un Parlamento di nominati e non di eletti. Questo Parlamento non era dunque legittimato dalla volontà popolare anche nell’approvare leggi ordinarie, figuriamoci se poteva metter mano alla riforma della Costituzione. Inoltre, se ciò non bastasse, questa revisione costituzionale è stata iniziata dal Governo e portata avanti su spinta dell’esecutivo e non dal Parlamento, unico organo deputato a farlo. Le modifiche della Costituzione, dunque, non sono espressione della volontà del popolo.




domenica 6 novembre 2016

Anguillara: fortissimo tornado dal lago di Bracciano fino a Cesano. Morti e feriti

Due violenti vortici d'aria devastano Roma - VIDEO CESANO ALL'INTERNO

Redazione

ANGUILLARA (RM) - Il violento temporale che ha colpito Roma nel tardo pomeriggio di oggi è stato accompagnato da due tornado: uno ha attraversato tutta la periferia Nord della città, da nord/ovest verso sud/est, seguendo la traiettoria del fronte freddo. Il vortice d’aria con venti superiori ai 160km/h s’è formato ad Anguillara Sabazia sul Lago di Bracciano ed ha percorso diversi chilometri fino a Cesano, arrivando così alle porte della Capitale. Un altro tornado ha colpito il litorale, nella zona di Ladispoli. Il centro di Roma è stato risparmiato dai tornado, che però sono stati violentissimi nell’hinterland capitolino e hanno provocato danni ingenti la cui stima è ancora in corso in questi minuti. Il bilancio è gravissimo: a Ladispoli si è verificato il crollo di due degli otto piani di un palazzo in via Ancona, nel centro della città, provocando due morti e almeno 4 feriti. Altri feriti sono segnalati in altre località. – Una delle vittime e’ stata causata a Ladispoli dal crollo dei muri esterni degli ultimi due piani di un palazzo di via Ancona, sfondato dalla furia del vento. I detriti che si sono abbattuti sulla strada e hanno investito un uomo, uccidendolo.


Circolazione ferroviaria fortemente rallentata sulla linea Roma -Civitavecchia -Grosseto per una tromba d’aria che ha provocato danni alla linea elettrica e la caduta di oggetti sui binari nella stazione di Ladispoli -Cerveteri. Il traffico dei treni, che era stato sospeso per circa un’ora, dalle 17 alle 18, è stato parzialmente riattivato su un solo binario e si svolge a senso unico alternato. I tecnici di Rete Ferroviaria sono sul posto per rimuovere gli ostacoli e ripristinare le normali condizioni di circolazione.

“In seguito alla grave tromba d’aria che ha colpito molte zone della città si raccomanda: a chi non ha subito danni relativi all’abitazione di rimanere in casa per non intralciare il lavoro dei soccorritori. Chiunque avesse subito danni, in attesa dell’arrivo dei tecnici e delle forze dell’ordine, può telefonare ai numeri 0699231313 0699231234. Si sta valutando la chiusura delle scuole. Se ne darà comunicazione definitiva nelle prossime ore con continui aggiornamenti“. Così, in una nota, il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta.

Pioggia e forte vento hanno provocato danni e disagi anche in tutto il resto della città e della provincia, con la caduta di alberi e la chiusura di strade in diverse zone della capitale. In viale Carso, un tronco abbattutosi sulla strada ha comportato la deviazione temporanea dei bus delle linee Atac 280, 301 e 628. Situazione analoga in via di Baccanello, dov’e’ stata sospesa la linea bus 306. La circolazione dei treni e’ stata interrotta tra Santa Severa e Maccarese, sempre per i danni provocati dal temporale. Alberi divelti anche sulla via Aurelia, tra Cerveteri e Ladispoli.

A Roma è stato chiuso anche il Viale dei Parioli, altezza Viale della Moschea, per un grosso ramo al centro della carreggiata, mentre possibili difficoltà di circolazione per gli alberi caduti in mezzo alla strada si registrano a Via Stresa, altezza Via Menaggio; in via Leone V altezza Via Degli Scipioni; in via di Casal Selce e in Viale Carso altezza Via Achille; in Via Pellegrino Matteucci altezza Ponte della Ferrovia. In Via Guido Guinizzelli altezza Via Daniello Bartoli in direzione Circonvallazione Gianicolense, sul Lungotevere Flaminio, altezza Via Luigi Canina, e sul Lungotevere dei Sangallo, altezza Ponte Mazzini, difficoltà per rami caduti sulla carreggiata. A Viale Kant il maltempo e gli alberi in strada hanno provocato un incidente all’altezza del Mercato Rionale. Traffico rallentato anche in Via Carlo Alberto, altezza Piazza S. Maria Maggiore, e sukl tratto urbano dell’A24.

Fonte: http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=19543&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

giovedì 3 novembre 2016

Bracciano elezioni, ricorso M5s: tutto da rifare

Necessaria una querela di falso in quanto il ricorso amministrativo non può entrare nel merito di una presunta falsità delle attestazioni e della fede privilegiata di cui gode il verbale pubblico

di Ivan Galea

BRACCIANO (RM) - Il Tar Lazio ha ritenuto inidonei a determinare l'annullamento delle operazioni elettorali, relative l'ultima tornata amministrativa di Bracciano che ha visto proclamare a primo cittadino Armando Tondinelli, i vizi formali nella compilazione dei verbali delle sezioni elettorali e dei relativi allegati, o da questi emergenti, che secondo il tribunale amministrativo di prima istanza "non possono giustificare la declaratoria di annullamento e rinnovazione delle operazioni elettorali, allorché non si deduca anche la irregolarità delle operazioni di voto".

Il Tar ha quindi ribadito che nei giudizi elettorali vale il principio per cui le irregolarità meramente formali non possono dar luogo all'annullamento delle operazioni elettorali. Pertanto la presenza di cancellature e correzioni presenti sui vari verbali, evidenziate nel ricorso del M5s di Bracciano che si era rivolto al Tribunale amministrativo del Lazio per l'annullamento dell'atto di proclamazione del sindaco e dei consiglieri comunali dello scorso 19 giugno 2016 nonché per l’accertamento del diritto del candidato pentastellato Marco Tellaroli a concorrere nel ballottaggio per la carica di sindaco del comune di Bracciano, non è stata presa in considerazione come elemento sufficiente ed univoco per ritenere esistente un rapporto tra esse e l'asserita illegittimità delle operazioni elettorali, laddove le cancellature e le correzioni potrebbero anche trovare spiegazione nella superficialità o nella scarsa dimestichezza dei componenti del seggio con i verbali e con gli atti pubblici.

Dal Giudice amministrativo al Giudice penale In pratica il Tar ha condiviso il consolidato principio per cui nelle controversie elettorali la circostanza che i verbali redatti e sottoscritti dalla commissione elettorale, in quanto atti pubblici, ai sensi dell'art. 2700 c.c., fanno piena prova sino a querela di falso. Quindi, secondo i giudici amministrativi, sarebbe stata necessaria una querela di falso in quanto il ricorso amministrativo non può entrare nel merito di una presunta falsità delle attestazioni e della fede privilegiata di cui gode il verbale pubblico, ma solo accertare la regolarità formale delle annotazioni in esso riportate. "Valuteremo ora con i nostri legali - dice l'ex candidato sindaco e attuale consigliere comunale M5s Marco Tellaroli - la possibilità di presentare formale querela all'Autorità Giudiziaria come sottolineato dal Tar. Il Movimento Cinque Stelle - aggiunge Tellaroli - si farà carico delle spese processuali sostenute dall’amministrazione comunale resistente, liquidate nella somma di euro 2.000,00 (duemila) oltre accessori dovuti per legge. Quindi - conclude Tellaroli - nessun esborso per le tasche dei cittadini".


Che spettacolo di politica!

Carissimi concittadini braccianesi,
da qualche mese a questa parte la politica a Bracciano si sta evolvendo (o involvendo, secondo i gusti e le ideologie personali) in un gigantesco chiacchiericcio, un rinfacciamento generalizzato, un coro di voci privo di coordinazione - e di senso, aggiungeremmo noi.
Proponiamo solo qualche esempio. C'erano una volta la maggioranza, al governo, e la minoranza, all'opposizione. La maggioranza al governo decideva la linea politica, la minoranza all'opposizione si limitava a controllare l'operato della maggioranza, a criticarlo e, laddove essa deliberava secondo un protocollo opposto alla minoranza, quest'ultima si poneva in contrasto. Ebbene, tutto ciò appartiene al passato: oggi le minoranze continuano a contrastare la maggioranza, ma solo durante la campagna elettorale. Quando questa è finita, i membri della minoranza corrono in supporto alla maggioranza, addirittura arrivando a occupare posizioni ufficiali nel governo della cosa pubblica. Poco importa se questo suoni, a noi e a voi, come antidemocratico; poco importa se noi siamo stati (e saremo) esclusi da qualsiasi consultazione in materia: evidentemente siamo tutti all'opposizione, ma qualcuno è più all'opposizione di noi. Ce ne faremo una ragione.
Ancora. Dovrebbe essere noto a tutti che il MoVimento devolve parte degli emolumenti dei proprî portavoce in favore della popolazione, versandoli quando possibile su un conto da cui attingere quale garanzia di finanziamento. Ora, è legittimo che chi faccia parte di altre formazioni politiche decida diversamente, ma che questo possa diventare addirittura motivo di scherno, davvero ci sembra assurdo e ridicolo. D'altra parte non neghiamo che ci farebbe veramente molto piacere che anche gli altri seguissero il nostro esempio, visto che tutti hanno comunque un primo impiego come lavoro.
Sappiamo bene come la politica, a Bracciano come in tutta Italia, sia più ideologica che pratica: ne abbiamo avuta la conferma guardando le interviste agli astanti all'ultima manifestazione del PD a Piazza del Popolo, dove costoro ammettevano candidamente di non aver capito niente della proposta di riforma della Costituzione, ma avrebbero votato ugualmente "SÌ”. La cosa ci fa inorridire, ma la democrazia è anche questo (Marco Pannella disse che «l'elettore è libero, anche di fottersi»). Tuttavia, che una pratica volta a lenire le difficoltà della popolazione possa diventare oggetto di scherno, ci sembra davvero indegno - umanamente, prima che politicamente. C'è da dire che tutto ciò si allinea con l'atteggiamento della maggioranza di governo qui a Bracciano, che prospetta come oro qualunque cosa provenga da essa stessa, e rigetta con sdegno qualunque altra cosa provenga da altri.
Tant'è che, quando abbiamo proposta una mozione che impegnava il Sindaco e la Giunta a intervenire nei confronti di ACEA ATO2 affinché fosse evitato il distacco della fornitura dell'acqua a chi si dimostrasse in difficoltà economica, ci è stata sdegnosamente respinta e derisa, perché ritenuta “demagogica e populista” (che belle parole, utili e versatili, buone per liquidare qualunque proposta).
Quando poi abbiamo sottoposto al voto del Consiglio una mozione, che era addirittura in perfetta armonia con quanto riportato nel programma elettorale dell’attuale amministrazione, che rinnovasse e sancisse definitivamente l’impegno a introdurre il baratto amministrativo nell’ordinamento comunale, abbiamo visto respingere anche questa.
Viva il populismo, ci verrebbe voglia di dire, se questa è la democrazia. La democrazia, ci piace ricordare, dovrebbe vigere anche quando si deve eleggere un Presidente del Consiglio Comunale, cosa che non è avvenuta nel nostro caso. Durante la campagna elettorale, l'attuale Amministrazione si era proposta di distinguersi dalla precedente, e dando l'incarico di Presidente a un membro della minoranza, voleva dimostrare che la differenza esisteva anche nei fatti, e non solo nelle parole.
Tuttavia, la decisione è stata presa  senza parlarne con le altre forze politiche di minoranza divenendo, di fatto, una scelta ben programmata dalla maggioranza, che ha eletto il “presidente dell’opposizione” con i suoi voti, senza aver minimamente chiesto e nemmeno informato le altre forze di minoranza.
Dopo l'ultimo Consiglio Comunale, il 24 ottobre, abbiamo poi avuto modo di notare quanto risentimento è venuto fuori per la mancata assegnazione all'opposizione, “rappresentata” dal signor Presidente del Consiglio Comunale, dei delegati nelle commissioni. Purtroppo non si può avere sempre tutto nella vita: qualora si volesse una cosa in più, bisogna saper prendere una decisione definitiva, altrimenti si rischia di far la fine dell'uccellino ingordo, al quale gli scoppia il gozzo.
Infatti, la cosa secondo noi assurda è: come si può anche solamente pensare di eleggere quali rappresentanti dell'opposizione in una qualsivoglia commissione, persone che hanno fatto i rappresentanti di lista per la maggioranza attualmente al Governo? Ci piacerebbe sapere il criterio di decisione, perché tutto ciò ci fa pensare che le promesse formulate in campagna elettorale, fossero tutta una bugia per accaparrarsi voti: dove sono finite le buone intenzioni, secondo le quali se i candidati in lizza fossero entrati in Consiglio come forze di opposizione, avrebbero vigilato attentamente sull’operato, e non appoggiato la neo amministrazione?
Cari concittadini, siamo dispiaciuti di dover riportare queste notizie; che spaziano dal comico al drammatico, dall'assurdo al folle. Tuttavia, questa è la realtà: vi invitiamo a frequentare con noi il Consiglio Comunale, per rendervi conto di chi dice, chi fa e soprattutto chi disfa. Comprendiamo la questione ideologica, ma vorremmo che questa rimanesse tale, come le opinioni di ogni singolo; e che dinanzi agli uomini che, per l'appunto, sventolano le bandiere prima per poi riporle attentamente dopo, il singolo si disponga a rinnegare loro il voto, per scegliere invece personalità più oneste e indipendenti.
Ci auguriamo che quest'articolo sia d'ausilio per chi ha sinceramente creduto nel voto affinché s'indigni, così come c'indignammo noi all'epoca, e si decida a combattere questi "professionisti della politica" senza perciò rinunciare alle proprie convinzioni.
Noi lo stiamo facendo da tempo.
Cordialmente.

martedì 25 ottobre 2016

Domani 26 ottobre, Ricorso Elettorale Bracciano

Domani 26 ottobre, ore 11:30 circa, il Tribunale Amministrativo del Lazio è chiamato a decidere se annullare e quindi far ripetere le operazioni di scrutinio relative le elezioni amministrative di Bracciano dello scorso 5 giugno 2016. Il Movimento Cinque Stelle di Bracciano ha presentato ricorso al Giudice Amministrativo affinché vengano ricontate 524 schede scrutinate durante il primo turno del 5 giugno 2016 che decretò il ballottaggio tra il candidato Claudio Gentili sostenuto dal Pd e due liste civiche e il candidato Armando Tondinelli sostenuto dalle liste civiche “Patto per Bracciano” e “Noi per Tondinelli”, quest'ultimo poi risultato vincitore del secondo turno ed eletto sindaco di Bracciano. Secondo i pentastellati ci sarebbero quindi 524 schede di "incerta attribuzione" che, qualora correttamente attribuite, avrebbero potuto aprire scenari diversi rispetto quella che poi è stata la sfida tra Gentili e Tondinelli al secondo turno. Marco Tellaroli, candidato sindaco di Bracciano del M5S, si era classificato terzo al primo turno riportando una differenza di 171 voti rispetto il candidato del Partito Democratico, vedendosi quindi precludere la strada del ballottaggio. All’esito dello scrutinio del 5 giugno 2016, dal verbale delle operazioni dell’Ufficio Elettorale Centrale, i candidati sindaco risultavano aver ricevuto i seguenti voti validi: 
1) Armando Tondinelli 2398 
2) Luca Testini 900 
3) Romolo Mangoni 369 
4) Marco Tellaroli 2169 
5) Donato Mauro 1319 
6) Claudio Gentili 2340
Superavano quindi il primo turno e venivano ammessi al ballottaggio per la carica di Sindaco di Bracciano i candidanti n. 1 e n. 6, rispettivamente Armando Tondinelli, con 2398 voti validi e Claudio Gentili, con 2340 voti validi, mentre Marco Tellaroli risultava terzo con 2.169 voti validi.
Correzioni e corretta attribuzione dei voti Secondo Tellaroli ed i legali del Movimento 5 Stelle, gli Avvocati Pier Paolo Polese e Paolo Morricone, si tratta di un risultato errato o comunque viziato, quello del primo turno, nei conteggi dei voti, che risulterebbe agevolmente dai verbali delle singole sezioni e dell’Ufficio centrale. 
Si parla di errori nel conteggio delle schede che hanno comportato l’incertezza nell’attribuzione di voti solo nelle sezioni poste all’attenzione del TAR Lazio e per le quali viene ora chiesto il riconteggio, mentre la differenza di preferenze tra Tellaroli (M5S) ed il secondo candidato promosso al ballottaggio è stata di 171 voti.
La corretta attribuzione dei voti che ad oggi risultano incerti avrebbe quindi potuto consentire al candidato sindaco di Bracciano per il Movimento Cinque Stelle di accedere al secondo turno delle elezioni amministrative, con conseguente chance di essere eletto Sindaco. In buona sostanza viene chiesto al Tribunale Amministrativo del Lazio di dichiarare lo scrutinio del 5 giugno 2016 illegittimo e di annullarlo, quindi di far ripetere le operazioni di scrutinio con ogni conseguenza di Legge anche sulle successive operazioni elettorali.
Cancellature e incongruenze Nel ricorso al Tar si parla di cancellature e incongruenze nei verbali delle operazioni elettorali di alcune sezioni. Viene evidenziato che nella sezione 3, a pag 27 la cifra indicante gli elettori iscritti di genere femminile presenta una cancellatura del numero 203 e una riscrittura del numero 299, così come quella indicante il totale presenta una cancellatura del numero 583 e una riscrittura del numero 579, che non rende possibile determinare con esattezza il numero dei votanti della sezione. Sempre nella sezione 3, a pag. 49 dello stesso verbale il totale dei voti espressi solo in favore del sindaco è pari a 125 mentre la somma dei voti riportati dai singoli candidati è pari a 44 (Armando Tondinelli: 17; Luca Testini: 4; Romolo Mangoni: 1; Marco Tellaroli: 10; Donato Mauro: 5; Claudio Gentili: 7).Nel ricorso vengono poi messe in evidenza situazioni analoghe nelle operazioni di scrutinio - correzioni e incongruenze - anche per altre sezioni.
I dati del Ministero dell'Interno Ma non solo i verbali delle sezioni risulterebbero errati. Dalla documentazione esaminata e dai dati risultanti dal Ministero dell’Interno, secondo il Movimento 5 Stelle, appaiono discrasie insuperabili che non danno certezza neanche sui dati totali dei votanti e delle preferenze espresse, così da rendersi necessaria la ripetizione dell’intero scrutinio. Nel ricorso viene evidenziato che dal verbale delle operazioni dell’Ufficio Centrale la somma dei voti in tutte le sezioni da ogni candidato alla carica di sindaco risulterebbe essere 9495, mentre la somma dei voti espressi (incluse schede bianche pari a 59 e schede nulle pari a 343), dovrebbe essere 9.987. Sul sito del Ministero dell’Interno risulta, invece, che al primo turno vi sarebbero stati 9.913 votanti, ossia 26 in più rispetto a quelli che risultano dai verbali. La somma dei totali delle singole sezioni (ricavata dai verbali, riquadro H) è invece di 10.141. Viene rilevato anche che sempre dal sito del Ministero degli Interni, Tondinelli risulterebbe aver preso 2.409 voti al primo turno, 11 in più di quelli che risultano dai verbali, Gentili, 2340, mentre Tellaroli 2179, ossia 10 in più rispetto a quanto risultante dai verbali, e quindi con uno scarto di 10 voti inferiore rispetto a Gentili, arrivato secondo al primo turno e quindi passato per il ballottaggio.
Illegittimità della nomina della Commissione Elettorale e delle operazioni elettorali. Altro elemento, sicuramente non trascurabile da parte del Giudice Amministrativo e che secondo i legali del Movimento Cinque Stelle atto ad inficiare tutta la procedura di scrutinio, è stata la nomina, quali componenti della Commissione Elettorale di Bracciano, di Massimo Mondini ed Armando Tondinelli, entrambi candidati nella competizione elettorale, per il di più il secondo proprio come Sindaco. "Al di là di qualsiasi altra considerazione, - si legge nel ricorso - infatti, tale nomina appare in insanabile contrasto con i principi di imparzialità ed indipendenza su cui dovrebbe basarsi la composizione e l’operato della Commissione. Tale violazione comporta, da sé, l’illegittimità della procedura, senza che debba essere neanche considerato l’effetto concreto che possa essersi determinato, a mente della nota regola per cui l’illegittima formazione della Commissione determina in ogni caso l’illegittimità della procedura, travolgendone tutti gli atti successivi alla nomina".
Tellaroli: "fare chiarezza" “Il nostro atto non è in alcun modo né un atto di accusa, né una forma di rivalsa a tutti i costi nei confronti di una tornata elettorale, che ci ha comunque premiato come prima forza politica di Bracciano, ma un modo per fare chiarezza su un procedimento che ha alcune ombre. - Ha dichiarato Marco Tellaroli, consigliere comunale a Bracciano del M5S - I nostri legali - prosegue Tellaroli - hanno ravvisato la necessità di procedere con questo ricorso in virtù dei risultati di sei seggi, che appaiono molto confusi nella documentazione prodotta. Non sappiamo se questo riconteggio porterà beneficio alla lista del M5S, assegnando a noi il posto in un eventuale nuovo ballottaggio, ma non è questo ciò che rileva maggiormente. Quello che ci auguriamo - conclude il consigliere M5s - è che il TAR n°8241 del prossimo 26 ottobre (giorno fissato per l’udienza), restituisca certezza alla procedura amministrativa, giungendo ad una conclusione che dissipi tutti i nostri dubbi, per il bene del processo democratico e di quegli oltre 500 cittadini di Bracciano la cui espressione di volontà potrebbe essere stata mal conteggiata.”









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